Il cibo pubblico come leva climatica: il modello Roma taglia le emissioni fino al 33%

4 Giugno 2026

La transizione ecologica passa anche dal cibo servito ogni giorno nelle scuole. E può produrre risultati misurabili.

È quanto emerge dall’analisi realizzata da Fondazione Ecosistemi insieme all’Ufficio Clima di Roma Capitale sul nuovo bando della ristorazione scolastica del Comune di Roma, uno dei più grandi servizi di mense pubbliche in Italia. Lo studio evidenzia come l’introduzione di menù a maggiore componente vegetale, l’utilizzo di prodotti biologici e la valorizzazione delle filiere territoriali possano ridurre fino al 33% le emissioni climalteranti associate al servizio.

I numeri raccontano la dimensione dell’intervento. Ogni anno le mense scolastiche di Roma servono oltre 30 milioni di pasti in 730 scuole, raggiungendo circa 150 mila utenti al giorno tra studenti e personale scolastico. Una scala che rende particolarmente significativo l’impatto delle scelte effettuate attraverso gli appalti pubblici.

Secondo l’analisi, il fattore che contribuisce maggiormente alla riduzione delle emissioni è rappresentato dai menù a prevalenza vegetale, responsabili di circa il 77% del risultato complessivo. A questo si aggiungono un’elevata quota di prodotti biologici, pari all’84%, e una forte presenza di prodotti regionali, che raggiungono il 55% degli approvvigionamenti.

Nel complesso, il sistema della ristorazione scolastica romana genera oltre 314 mila tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. I criteri introdotti dal nuovo bando consentono però di evitarne più di 104 mila, dimostrando come le politiche pubbliche possano incidere concretamente sugli obiettivi climatici.

Particolarmente interessante è il confronto con gli standard esistenti. Il modello adottato da Roma Capitale ottiene infatti risultati migliori sia rispetto ai requisiti minimi previsti dai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per gli appalti pubblici sia rispetto agli standard della certificazione “Mensa Bio”. La riduzione delle emissioni risulta superiore del 22% rispetto a uno scenario basato sui soli CAM e del 18% rispetto a uno scenario costruito esclusivamente sui requisiti della certificazione nazionale.

Lo studio, sviluppato attraverso il calcolatore europeo Green Spoon, non si limita però alla dimensione climatica. L’analisi considera anche gli effetti che le scelte pubbliche possono generare sulla salute, sull’educazione alimentare, sulle filiere agricole locali e sui modelli di consumo.

È una prospettiva che amplia il significato stesso della ristorazione scolastica. La mensa non è soltanto un servizio di refezione, ma una vera infrastruttura pubblica capace di influenzare contemporaneamente ambiente, salute ed economia. Attraverso gli acquisti pubblici è possibile orientare la domanda verso produzioni agricole più sostenibili, rafforzare le economie territoriali e promuovere modelli alimentari a minore impatto ambientale.

“Di fronte a una crisi climatica grave – ha dichiarato Fabio Ciconte, presidente del Consiglio del Cibo di Roma – le politiche pubbliche rappresentano una soluzione concreta, misurabile e replicabile, capace di generare contemporaneamente benefici ambientali, sociali ed economici”.

Un approccio condiviso anche da Fondazione Ecosistemi.

“La mensa scolastica è uno dei pochi luoghi pubblici in cui è possibile intervenire contemporaneamente su salute, educazione, equità sociale e sostenibilità ambientale”, ha sottolineato il direttore Silvano Falocco. “La domanda pubblica può orientare modelli produttivi più equilibrati e costruire filiere agroalimentari resilienti, giuste e capaci di generare valore ambientale, sociale ed economico”.

Il caso di Roma mostra come gli appalti pubblici possano trasformarsi in uno strumento di politica climatica, andando ben oltre la semplice fornitura di un servizio. Una dimostrazione concreta di come il Green Public Procurement possa contribuire alla transizione ecologica partendo da un gesto quotidiano: il pasto servito a scuola.

 

 

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