Green Public Procurement e Criteri Ambientali Minimi: le opportunità per le imprese e il mercato globale – L’intervista

21 Aprile 2022
GPP e CAM

Il Green Public Procurement e i Criteri Ambientali Minimi:  quali opportunità per le imprese e come incidono nel mercato globale? Riportiamo l’intervista che Giorgio Galotti, responsabile di strategie e strumenti per lo sviluppo sostenibile delle imprese di Fondazione Ecosistemi, ha rilasciato per la Città Metropolitana di Milano. 

Perché il Green Public Procurement e i Criteri Ambientali Minimi modificano l’andamento del mercato globale?

Il GPP non è solo una buona pratica di sostenibilità rivolta alla spesa pubblica, ma una condizionalità che potrebbe generare cambiamenti di approccio alla sostenibilità da parte di numerose filiere produttive e che quindi non coinvolge solo le imprese che si confrontano con il mercato degli appalti pubblici, ma a cascata si riverbera su tutte le imprese che direttamente o indirettamente entrano a far parte della catena del valore dei prodotti sottoposti ai Criteri Ambientali Minimi del GPP.

Perché le imprese devono vedere nel GPP un’opportunità di innovazione, uno stimolo alla crescita e al miglioramento della loro competitività?

Lo sviluppo di una economia circolare e sostenibile è la grande sfida per il futuro del settore produttivo italiano, che può utilizzare la leva della domanda pubblica verde come elemento di differenziazione vincente sui mercati europei e internazionali, oltre che promuovere il consumo di produzioni locali. Questo circolo virtuoso può essere un elemento di traino dell’industria verso l’investimento in innovazione a carattere ambientale, che potrà anche determinare una richiesta aggiuntiva di forza lavoro specializzata, competente e qualificata.

Che cosa vuol dire per un’impresa diventare “verde”? Quali azioni deve intraprendere?

Negli ultimi trent’anni la definizione di impresa verde si è arricchita di tante declinazioni e sfumature, fino a far perdere la possibilità di individuare una definizione univoca. Ultimamente l’Unione Europea ha cercato di definire cosa significa essere una attività economica sostenibile con il Regolamento 852/2020 sulla Tassonomia. Il testo stabilisce sei obiettivi ambientali e consente di etichettare un’attività economica come sostenibile dal punto di vista ambientale, se questa contribuisce ad almeno uno degli obiettivi approvati, senza danneggiare significativamente nessuno degli altri.

Gli obiettivi sono:

  • la mitigazione del cambiamento climatico
  • l’adattamento al cambiamento climatico;
  • l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine;
  • la transizione verso un’economia circolare, compresa la prevenzione dei rifiuti e l’aumento dell’assorbimento di materie prime secondarie;
  • la prevenzione e il controllo dell’inquinamento;
  • la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Per contribuire al perseguimento di questi obiettivi, l’impresa deve agire considerando il ciclo di vita dei suoi processi, dei prodotti e dei servizi che svolge e, valutandone l’impatto, intervenire, con dei piani di miglioramento, su quelle fasi sulle quali questo impatto si concentra: queste fasi possono essere: la progettazione, l’approvvigionamento, il processo produttivo, i trasporti, l’uso e lo smaltimento dei prodotti realizzati.

Come strumenti del mestiere l’azienda può dotarsi di un Sistema di Gestione Ambientale (ISO 14001 o EMAS) ed eseguire le proprie valutazioni di impatto ambientale rispetto alle norme UNI 14040 o alla Raccomandazione UE 179/2013. Quindi può redigere dei bilanci di sostenibilità secondo il GRI (Global Reporting Iniziative) e dotarsi di etichette e dichiarazioni ambientali di prodotto che possono raccontare al mercato il livello di prestazione ambientale raggiunta (Carbon Footprint, Water Footprint, EPD, Ecolabel per fare degli esempi).

Come adeguarsi alle restrizioni dettate dal CAM Tessile (DM 30 giugno 2021), previste per l’intero ciclo di produzione dei diversi tipi di prodotti tessili, dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento?

Il cosiddetto “CAM Tessile” del giugno 2021 tratta:

  • Le forniture e il noleggio di prodotti tessili
  • Il servizio di restyling e finissaggio dei prodotti tessili

Il primo tema viene trattato a partire da una precedente versione del CAM del 2017 revisionato al quale si è aggiunto il secondo, per promuovere un servizio in ottica di economia circolare e favorire la crescita di professioni artigianali green oriented. Ciò detto, la prima cosa da capire per adeguarsi alle “restrizioni” del CAM è che è necessario comprendere la base del ragionamento che ha portato alla definizione di criteri ambientali, ma anche sociali, cui si devono adeguare le imprese che intendono partecipare a gare pubbliche. Il ragionamento alla base delle scelte è riportato in Appendice C del DM del 30 giugno 2021 dal titolo: “Approccio ai Criteri Ambientali Minimi per la riduzione degli impatti ambientali della fornitura di prodotti tessili”.

Il fine ultimo dei CAM è promuovere forniture a basso impatto ambientale nell’arco del loro ciclo di vita.

Gli impatti ambientali dei prodotti tessili dipendono da una serie di fattori che sono riportati nella Appendice C al CAM e riguardano:

1) l’inquinamento delle acque,
2) le emissioni in atmosfera,
3) il consumo energetico,
4) la produzione dei rifiuti.

Questi impatti ambientali si producono sia in fase di coltivazione delle fibre naturali, che durante le fasi di produzione e nobilitazione dei prodotti tessili, ma anche durante le fasi di trasporto e infine durante l’uso e lo smaltimento. Le considerazioni circa l’impatto ambientale del ciclo di vita dei prodotti, sulle caratteristiche proprie del mercato (in particolare delle aziende che partecipano ai bandi) e sulla necessità di ribadire anche il rispetto di alcune normative europee (ad esempio REACH) hanno determinato l’architettura del CAM, che così prevede dei criteri di base che si concentrano sulle sostanze critiche, sulla durabilità, il design per il riutilizzo, la manutenzione e gli imballaggi.

Quindi prevedono criteri premianti che si concentrano sulla valorizzazione delle fibre naturali biologiche (per il ridotto contenuto di pesticidi), processi di tintura meno impattanti, la promozione dell’economia circolare (es. fibre riciclate) e infine l’estensione della vita utile del prodotto. Un aspetto molto rilevante in questo CAM è il rispetto di alcuni aspetti di carattere sociale, tenuto conto della criticità manifestata in tale settore.

In generale, per dimostrare la conformità ai criteri di base dei CAM, l’azienda partecipante alla gara potrà presentare, per esempio, la conformità dei propri prodotti ai requisiti dell’ECOLABEL europeo (o altra etichetta ambientale ISO 14024) o alla certificazione Standard 100 by OEKO-TEX ®. Questo in particolare per rispondere alle esigenze della presenza di sostanze critiche.

Per rispondere ai criteri premianti ci si può affidare al riconoscimento di prodotto con fibre di cotone biologico GOTS (Global Organic Textile Standard o Organic Textile Standard) a seconda del contenuto di fibre biologiche nel prodotto stesso.

Sempre rilevante ai fini dei criteri premianti è l’offerta di un servizio aggiuntivo di riparazione e manutenzione dei prodotti forniti, che di fatto estende la responsabilità dell’azienda sulla gestione dei prodotti usurati. Importante anche ai fini dei criteri premianti è possedere un Ecolabel che dimostri il basso impatto ambientale dei processi di tintura o di avere prodotti che sono composti da materiale riciclato. Importante per ottenere punteggi premianti è anche il rispetto di criteri sociali.

In conclusione e in sintesi, una azienda che vuole rispettare il CAM Tessile si dovrebbe/potrebbe dotare di una certificazione Ecolabel e/o Standard 100 by OEKO-TEX ®, promuovere la realizzazione di prodotti con fibre di cotone biologico, estendere il servizio alla manutenzione e al prolungamento della vita utile, promuovere la realizzazione di prodotti con materiale riciclato e rispettare i requisiti relativi alla dignità del lavoro.

 

 

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