L’International Working Group on Ethical Public Procurement (IWGEPP) interviene sulla proposta di Public Procurement Act presentata dalla Commissione europea. Sei le raccomandazioni per rafforzare il ruolo degli appalti nella tutela dei diritti umani, nella sostenibilità ambientale e nella trasparenza delle catene di fornitura.
Sei proposte per rafforzare la dimensione sociale e ambientale della nuova disciplina europea degli appalti pubblici. Sono quelle presentate dall’International Working Group on Ethical Public Procurement (IWGEPP) sulla proposta di Public Procurement Act della Commissione europea. Alla definizione delle raccomandazioni ha contribuito anche Fondazione Ecosistemi.
Il gruppo riconosce alcuni avanzamenti della proposta, tra cui il superamento del prezzo più basso come criterio predominante di aggiudicazione, l’attenzione alle condizioni di lavoro nelle catene globali di fornitura, una maggiore trasparenza delle supply chain e il monitoraggio degli esiti sociali e ambientali. Individua però anche alcuni aspetti da rafforzare affinché gli appalti pubblici possano incidere più efficacemente sulla tutela dei diritti umani e dell’ambiente.
Le sei raccomandazioni dell’IWGEPP
Il primo punto riguarda il Best-Price-Quality-Ratio (BPQR). Per l’IWGEPP, il superamento della centralità del prezzo rappresenta un passo avanti, ma la ponderazione minima del 30% prevista per i criteri qualitativi rischia di lasciare un ruolo marginale agli aspetti sociali e ambientali. Il gruppo propone quindi di attribuire loro un peso proporzionato ai rischi connessi ai beni, servizi o lavori acquistati.
La seconda raccomandazione è integrare esplicitamente la Human Rights and Environmental Due Diligence (HREDD) tra i criteri di aggiudicazione e le condizioni di esecuzione, così da valorizzare la capacità dei fornitori di identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente lungo le proprie filiere.
Il documento richiama inoltre la necessità di utilizzare gli appalti per rafforzare l’attuazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e di fornire una base giuridica chiara per l’utilizzo di requisiti di due diligence basati sul rischio.
Un quarto punto riguarda il collegamento con l’oggetto dell’appalto: secondo l’IWGEPP occorre maggiore chiarezza sulla possibilità di considerare politiche sui diritti umani e sull’ambiente, codici di condotta dei fornitori e strategie di gestione dei rischi della supply chain quando rilevanti per l’esecuzione del contratto.
La quinta raccomandazione punta ad aumentare la trasparenza delle catene di fornitura, consentendo alle amministrazioni di accedere, secondo un approccio proporzionato e basato sul rischio, a informazioni sulle condizioni di lavoro, sugli impatti sulle comunità e sui processi di due diligence dei fornitori.
Infine, il gruppo propone di accompagnare le nuove regole con linee guida europee e clausole contrattuali tipo sulla due diligence, per mettere a disposizione delle stazioni appaltanti strumenti concretamente utilizzabili nelle procedure di gara.
Una rete internazionale per il procurement responsabile
Attivo dal 2011, l’IWGEPP riunisce rappresentanti di oltre 45 organizzazioni di diversi Paesi, tra enti pubblici, professionisti del procurement e della sostenibilità, policy maker, università, ONG, sindacati e organizzazioni della società civile. La rete promuove l’integrazione del procurement socialmente responsabile nei processi di acquisto e la condivisione di pratiche e strumenti per gli acquisti responsabili.
Le raccomandazioni intervengono così su uno dei nodi centrali della riforma: tradurre gli obiettivi sociali e ambientali in criteri, condizioni contrattuali e strumenti effettivamente utilizzabili dalle stazioni appaltanti, rafforzando il ruolo della domanda pubblica nella promozione di filiere più responsabili.




